La storia di Rustico e della sua Immagine intagliata in questo bosco nel 1286

PREMESSA
La natura umana fu creata da Dio Con il nostro progenitore Adamo fatto a sua immagine e somiglianza e dotato di razionale sentimento.
Considerato che Adamo per disobbedienza aveva peccato mangiando il pomo, divenne mortale, ma Dio non volle lasciarlo nella perpetua dannazione nelle tenebre dell’abisso e si degnò di inviare il suo figlio unigenito Gesù Cristo nostro redentore, il quale nell’utero della gloriosissima Vergine Maria assunse carne umana e innocente patì una durissima morte in croce.
Volle poi che la sua diletta Madre fosse assunta in Cielo nella divina ed eterna gloria e fosse incoronata regina degli angeli.
Per i meriti dunque della Vergine Madre di Dio, madre nostra e continua nostra avvocata, noi miseri peccatori nelle nostre tribolazioni e avversità conseguiamo molte grazie. Infatti, qualunque fedele cristiano che ha in devozione la intemerata Madre di Dio deve desiderare di conoscere quanti diversi miracoli la benigna clemenza ci dona mediante le molte e diverse immagini della Madonna, molto celebrate in diversi luoghi e cattedrali esistenti in tutto il mondo, affinché mediante la continua esperienza delle sue clementissime intercessioni ci asteniamo dalle gravi offese che commettiamo di continuo contro i santi precetti del nostro Creatore.
Tra queste immagini, Dio volle anche questa situata nella chiesa di San Marziale che, come viene narrato, fu compiuta dagli angeli ed ha fatto molte grazie ai suoi devoti.

Nel 1286, quando era Sommo Pontefice della Chiesa Romana Papa Nicolò IV, per volontà divina accadde che nel territorio di Rimini si trovasse un pastore che viveva con grande semplicità osservando i precetti di Dio e aveva in grande devozione la dolcissima Madre Santa Maria.
Da tutti il pastore era chiamato Rustico perché fin dalla sua infanzia con impegno nei boschi non faceva altro che imitare i pastori della felice età d’oro, suonando lo zufolo e cantando dolcissime cantilene al suo piccolo gregge.
Accadde che un giorno, verso mezzogiorno, a causa dei caldissimi raggi del sole per trovare ristoro andò a ripararsi all’ombra dei faggi di un boschetto che era solcato da freschissime e correnti acque alle quali Rustico andò per dissetarsi, lasciando il gregge molto indietro.
A un certo punto vide un tronco di legno che sembrava avere l’apparenza di una figura femminile, frutto della natura che l’aveva prodotto.
Essendo devotissimo della Madre di Dio, protettrice nostra, decise di scolpire con questo tronco un’immagine della gloriosa Vergine Maria anche se non sapeva scolpire che le solite zampogne e piccoli vasi rustici.
Ispirato da Dio iniziò con molta devozione ad intagliare l’immagine della Madonna che riuscì a finire con fatica, eccetto il volto che essendo molto più laborioso riservò per ultimo.
Quindi, desideroso di scolpire bene l’immagine, Rustico s’impegnò molto nel formarle il volto.
Ma il diavolo invidioso, che sapeva che la Madonna attraverso questa immagine voleva fare molti miracoli per noi miseri peccatori, si mise a rovinarne la faccia cosi che durante il giorno il povero Rustico con fatica la scolpiva e la notte il diavolo la rovinava, tanto che il semplice pastorello, ritornando alla sua opera e trovandola devastata, rimaneva schernito.

Tuttavia, Rustico non desisteva dal suo fermo proposito, anzi si impegnava più assiduamente nonostante il fatto che quanto faceva di giorno, la notte veniva distrutto. Quasi disperato, il pastore voleva abbandonare la sua opera, ma Dio che vede tutto, affinché la sua inviolabile Genitrice fosse da tutti riverita, inviò da Rustico due angeli dalle sembianze di bellissimi adolescenti.
I fanciulli si finsero smarriti nel bosco e vedendo con quanto desiderio Rustico si affaticasse nella prosecuzione della sua scultura senza poterla finire, con parole amichevoli gli chiesero di permettere di finirla, mossi dalla pietà che provarono nel vederlo così stanco.
Ma Rustico con rozze maniere rispose: “Voi che siete così piccoli che quasi non sapete parlare e siete privi di ogni matura capacità di pensare, come volete finire questa immagine che io non riesco a ultimare anche se sono molto più esperto di voi?”.
E li persuase di andarsene mostrando loro la strada di ritorno verso la città. Così, i fanciulli fecero finta di partire e scomparvero.
Rustico continuò con la consueta fermezza a lavorare per ultimare la statua, ma sopravvenendo la notte non gli fu possibile finirla.
Molto triste e pensando che come al solito ciò che aveva fatto durante il giorno sarebbe stato rovinato nella notte, ritornò alla sua povera piccola capanna con l’intenzione di continuare il lavoro il giorno dopo.
Giunto il giorno, appena alzato si stropicciò gli occhi, prese con sé gli strumenti che adoperava per scolpire e si mosse sperando di finire il volto della Madonna. Ma quando giunse davanti all’immagine, ne vide la faccia nuovamente rovinata e, pieno di pensieri e molto rammaricato, non sapeva più che cosa fare.
Rustico rimase molto turbato, tanto che sembrava fuori di sentimento per il grande dolore che provava vedendo devastato il lavoro che con tanta assiduità desiderava compiere.
I due bellissimi fanciulli si ripresentarono vestiti di lino bianco e immacolato, come di solito i pittori raffigurano gli angeli, e dissero a Rustico: “Ieri, vedendoti affaticato in questo lavoro, non ti abbiamo detto che volevamo aiutarti mentre tu ostinato non ti sei curato di noi? Ora non saresti tanto turbato e fuori di sentimento come sembri”. Il pastorello imbarazzato rispose: “Non vi sembro abbastanza turbato che ancora mi rimproverate? Ma per liberarmi della vostra puerile insistenza con il vostro piccolo sapere e il vostro potere ancora minore, andate pure e fate quello che io in tre giorni non ho potuto fare”.
E dette queste parole diede ai due bambini i suoi utensili, così pesanti che li potevano appena sollevare.

I due angeli si accostarono all’immagine e lavorando per un’ora soltanto formarono il bellissimo e luminoso volto della statua benedetta come la vediamo oggi.
Quando Rustico vide l’immagine ultimata rimase molto meravig1iato e avvicinandosi ai due dolci fanciulli, abbandonando l’ira iniziale, con le migliori parole che poteva dire, cominciò ad interrogarli chiedendo chi fossero, dove erano nati, se i loro antenati fossero di Rimini e come erano giunti fino a quel luogo solitario e molto distante dalla città.
Alla richiesta del pastore i celesti angioletti, che non volevano più nascondere la volontà divina, dissero a Rustico: “Vogliamo rivelarti che la Regina dei Cieli avendo cara la tua semplicità e buona volontà di fare la sua immagine, che il demonio per invidia rovinava, affinché tu non tu non facessi tante e continue fatiche, ci ha mandati in tuo soccorso. Ti ordiniamo di andare subito dal Vescovo e dal Principe di Rimini e di informarli che la Madre di Dio Onnipotente vuole che la sua immagine sia portata in processione in città e messa in una navicella senza marinai per essere portata dove Dio vorrà”. E dette queste parole scomparvero.
Nel cuore di Rustico la fede e la devozione aumentarono e subito andò dal Reverendo Vescovo di Rimini al quale raccontò in modo particolareggiato quanto era accaduto. Il Vescovo con ammirazione ascoltò il racconto ma prudentemente non volle diffondere la notizia per evitare un culto improprio da parte del popolo.
Perciò, con cautela, insieme a Rustico inviò alcune persone degne di fede e di buona fama fino al luogo dove si trovava la statua della Madonna.
Giunti dove c’era la bella e venerabile immagine, la salutarono con riverenza. Poco dopo arrivarono nel bosco molte altre persone tra cui molti infermi di varie e incurabili malattie che furono risanati.

Ritornati dal Vescovo e dal Signore di Rimini raccontarono quanto era accaduto e questi, comprendendo che tutto era frutto della volontà di Dio, fecero preparare una processione molto solenne alla quale parteciparono con tutta Rimini cantando inni e lodi alla gloriosa nostra Protettrice.
Quando arrivarono davanti alla statua scesero tutti da cavallo e si prostrarono inginocchiandosi con grande riverenza, salutando l’immagine della Madonna che aveva un aspetto così mirabile da sembrare che li stesse aspettando.
Il Vescovo con le sue mani la rivestì di un candido manto e una moltitudine di sacerdoti e di altri devotissimi cristiani la portarono a Rimini tenendola, con grande riverenza, sempre sollevata.
La statua era seguita ordinatamente dal Vescovo, dal Principe e da tutto il popolo, con tanta solennità che sembrava fosse la Domenica delle Palme quando il nostro Salvatore e Redentore entrò nella città e ognuno gli andava incontro gridando Osanna. Così tutti si inginocchiavano dinanzi alla benedetta immagine e cantavano ad alta voce: “Regina Coeli laetare alleluia …”
Giunti solennemente al porto della città non fu più possibile muovere né sostenere la preziosa immagine.

Rustico, come Pietro seguiva il suo Maestro, da lontano seguiva la statua per vedere se fosse fatto quanto gli era stato chiesto dagli angeli e cioè se la statua fosse messa a bordo di una navicella senza marinai per esser portata dove Dio voleva.
La statua, infatti, fu collocata a bordo di una piccola barca che subito si mosse dal porto entrando in alto mare con la prua verso Venezia, come se fosse guidata da ottimi marinai anche se a bordo non c’era nessuno.
Vedendo il prodigio molti riminesi desiderosi di vedere dove la navicella sarebbe giunta, prendendo con loro molti leggeri viveri, la seguirono nel mare che si calmò, giungendo al porto di Malamocco.
Proseguendo la navigazione la piccola barca giunse presso la chiesa della Misericordia dove avvennero dei miracoli.
In particolare, un bambino, nato muto, appena vista l’immagine si rivolse a suo padre e cominciò a parlare: “Vedi mio carissimo padre, in una navicella, si avvicina a noi quella fulgentissima e mirabile matrona con il suo formosissimo figliolo che tenne nel suo preziosissimo grembo. Appena la vidi mi concesse la grazia di parlare anche se, come sai, non ho mai parlato dalla nascita. Andiamo a riverirla e ringraziarla della clemenza e della benigna grazia che mi è stata donata/”.

Sentendo queste parole, il padre cieco, meravigliato e quasi sbigottito, per la grande fede che aveva nella Gloriosa Vergine Maria, si voltò verso la sonora voce del figlio e si chinò a terra con le mani giunte verso il cielo raccomandandosi alla immagine benedetta.
Per merito dunque della Gloriosa Vergine Maria subito gli fu restituita la luce e vide benissimo ringraziando Iddio di tanta grazia fatta a lui e al figliolo.
Continuando la navigazione la navicella arrivò a San Marziale, dalla parte settentrionale dove c’era una grande fondamenta contigua alla chiesa. A quel tempo, infatti, non erano state ancora costruite molte case e il mare arrivava fino a qui.
Appena giunta la miracolosa immagine, la fama dei prodigi si diffuse in tutta Venezia e, quando giunse anche la piccola barca a bordo della quale i riminesi avevano seguito la statua, anche loro testimoniarono quanto era accaduto.
La devozione del popolo di tutta la città, vedendo tali prodigi, aumentò.
Il parroco della chiesa si recò dal Vescovo di Castello (ancora la Chiesa veneziana non aveva il titolo patriarcale come è oggi certificando a sua Signoria i miracoli accaduti per mezzo della gloriosa immagine.
I nobili riminesi, che l’avevano seguita per la loro devozione, confermarono a sua Signoria che le cose raccontate dal parroco erano vere e il Vescovo meravigliato da tale stupendo e inaudito evento, comandò che l’immagine e la navicella fossero portate solennemente in Cattedrale.
Obbedendo al Vescovo, il Parroco radunò molti venerandi chierici e assunse dei marinai esperti, e si recò presso la navicella per condurla in Cattedrale, ma non fu possibile rimuoverla dalla chiesa perché divenne molto pesante.
Ritornati dal Vescovo gli riferirono l’impossibilità di trasportare l’immagine benedetta in Cattedrale, convinti che la volontà di Dio era che rimanesse nella chiesa di San Marziale.
Il Vescovo riferì le cose al Doge esortandolo e pregandolo di recarsi nella chiesa per onorare l’immagine insieme con il suo nobilissimo Senato e il Doge, devotissimo e religiosissimo, acconsentì volentieri convocando tutto il clero veneto.
Si recarono tutti alla chiesa di San Marziale dove cantando un solennissimo Vespero e altre preghiere, posero la preziosa immagine in un luogo ben preparato. Poi, si salutarono con riverenza.
Per i molti miracoli che continuamente avvenivano l’immagine benedetta fu chiamata Madonna Santa Maria delle Grazie.
Aumentando la devozione dei fedeli, fu fondata una Scuola intitolata alla Madonna Santa Maria delle Grazie e i confratelli per accrescere la devozione deliberarono di andare a Roma dal Sommo Pontefice per ottenere qualche indulgenza.
Si presentarono dal Papa e alla presenza di tutto il Concistoro lessero la loro supplica illustrando i tanti miracoli avvenuti che a tutti parvero incredibili al punto che i confratelli furono rimproverati e allontanati.
Rimasti attoniti pensarono se dovevano ripresentarsi al Concistoro e decisero di farlo pregando il Papa di ripensarci e di accogliere la loro supplica fatta in onore della Madonna. Anche questa volta, però, il Pontefice li allontanò nuovamente.
I poveri confratelli della Scuola non sapevano più che cosa fare perché se fossero ritornati a Venezia senza risultati ci sarebbe stato un grande turbamento fra i fedeli devoti alla santa immagine.
Mentre erano così preoccupati, la Madre dell’Onnipotente Iddio, non volendo sminuire anzi accrescere la fede dei suoi devoti, quella stessa notte apparve in visione al Papa vestita di bianco e con il Redentore nel grembo.
La Madonna riprese il Sommo Pontefice rimproverandogli la poca stima dimostrata verso la supplica dei confratelli della sua Scuola, dicendo: ‘”O Successore di Pietro, facendo così tu ignori quanto opera il mio figlio e dimostri di non riconoscerlo come Redentore dell’umanità, incarnato nel mio indegno utero, morto deriso e innocente in croce. Mediante la mia immagine e la mia intercessione per voi miseri peccatori egli volle mostrare chiaramente dei segni, avendo creato l’uomo dal fango e con la sua parola formato il cielo e la terra. Va dunque dai miei devoti e accogli le loro richieste affinché non manchi la devozione al mio nome come buona Avvocata dei miei fedeli”.
A causa di questa visione e pieno di timore i1 Papa si alzò prima de1 solito con il desiderio di rimediare alla poca attenzione usata verso la benedetta immagine.
La prima cosa che fece fu di chiamare i confratelli della Scuola ai quali manifestò la visione tranquillizzando le loro preoccupazioni e quelle di alcuni riminesi che erano venuti a conoscenza di quanto era successo.
Il Papa chiese di Rustico e gli fu detto che per alcuni infortuni era stato messo in carcere a Rimini. Appresa la notizia il Pontefice comandò che fosse rilasciato.
I confratelli ritornarono a Venezia dopo avere ottenute dal Papa alcune indulgenze per i meriti della gloriosa Immagine.
La devozione per la Madonna delle Grazie aumentò e la Scuola durò molti anni sotto il titolo di Santa Maria delle Grazie con l’adesione di molte devotissime persone.
Ma, non si conosce cosa sia successo a un certo punto, poiché per impotenza o per un governo inadeguato. la Scuola fu estinta e concessa ad estranei (certi “fustagneri”) che la tennero fino al 1504.
Ma affinché tanta devozione non restasse per sempre dimenticata, per volere di Dio nel 1501, dopo la sua elezione, il reverendo parroco Domenico Testa, da sempre devoto di quella Immagine benedetta, entrò in possesso di molte cose importanti della Scuola, fra cui la Mariegola con la quale, mediante il suo aiuto, quello di tutti i venerabili preti del Capitolo di San Marziale, per l’impegno dei confratelli della Scuola e con il consenso dell’illustrissimo “Consiglio dei Dieci” la Scuola fu rinnovata.
Ultimamente, nel 1505, come conferma il parroco, con il consenso del Capitolo e del reverendissimo Antonio Surian per divina volontà Patriarca di Venezia, la Scuola è stata ripristinata per la clemenza dell’Altissimo, a lode della Sua umile Madre e per la conversione di tutti i fedeli affinché possano operare bene e camminare nella via del Signore nostro che con noi sia nei secoli dei secoli. Amen.



Scopri le immagini della storica visita dell’Immagine al Santuario dopo 740 anni dalla sua partenza.












